Marianna Cespa SAN : Orgoglio italiano nel paese del Sol levante

 

Marianna Cespa SAN

Orgoglio italiano nel paese del Sol levante

 

di Generoso D’Agnese

 


    C’è chi nasce con un sogno e per tutta la vita culla il desiderio di realizzarlo. Marianna Cespa ci ha messo meno di 20 anni per realizzare il suo sogno di andare in Giappone. Il tempo di laurearsi e di accedere a un dottorato offerto dalla Hokkaido University. E dopo aver insegnato, dal 2020 a primi mesi del 2023 all’Università di studi economici di Takasaki, Marianna  ha puntato sulla sua nuova scommessa professionale: la University Ritsumeikan di Kyoto.

“All’età di 8 anni mi sono trasferita in Iran con tutta la famiglia per motivi di lavoro di mio padre, e lì è iniziato tutto: in quinta elementare eravamo solo in 5 in classe e nell’ora di geografia avevamo cominciato a studiare i paesi asiatici, e la maestra decide di farci fare una ricerca sul Giappone. 

 

 


Volevo tanto capire tutti questi segni strani che vedevo nei miei cartoni animati preferiti. Per me era troppo strano non riuscire a leggerli e per questo volevo imparare il giapponese. Sono arrivata in Giappone una prima volta nel 2004 per un corso estivo di un mese avendo la possibilità di vivere pienamente in questo posto così diverso dall’Italia. All’inizio è stato tutta una scoperta, fin dall’uscita dall’aeroporto. Pensavo di essere finita in un cartone animato, ero ospitata da una famiglia che aveva una di quelle case tipiche che vedevo nei cartoni animati, ma anche le insegne dei ristoranti, le strade, era tutto come nei cartoni animati. Poi però mi sono resa conto che non è tutto come nei cartoni animati, ed anche la vita quotidiana era molto diversa. Una cosa che mi aveva dapprima affascinata e poi nel tempo delusa era camminare in mezzo a migliaia di persone e non sentir ridere o vedere volti sorridenti che ricambiavano il tuo sguardo.  Da questa esperienza di un mese comunque era scattato in me qualcosa di molto forte, avevo voglia di rimanere più a lungo in quel posto e così sono tornata per periodi più lunghi di studio tramite l’università. 

 


 Alla fine ho deciso di fare sia il master sia il dottorato in linguistica e quindi sono rimasta all’università per 5 anni. Dopo questo periodi ero indecisa se tornare o rimanere, ma ho ricevuto l’offerta da parte di una università e quindi sono rimasta”. 


   Iscritta nel 2010 al corso biennale (master) presso la Hokkaido University a Sapporo, Marianna Cespa  si ritrovò essere l’unica italiana nell’ ateneo  e in una città che contava in tutto circa venti connazionali. Col passare degli anni la comunità è pian piano cresciuta, soprattutto a livello universitario.

“Con il passare del tempo si è formato un bel gruppo. Pranzavamo insieme in facoltà una volta alla settimana, poi ci vedevamo il venerdì sera per cenare tutti insieme a casa di uno di noi, anche con amici giapponesi che studiavano l’italiano. Quante risate, quanti bei ricordi, è stato uno dei periodi più belli della mia permanenza in Giappone. Purtroppo poi sono rimasta solo io, ed è rimasta la nostalgia per quel periodo”.  

 



Marianna si sente assolutamente italiana e difende la sua nazionalità anche nell’ambito dello stato civile. Sposatasi con un giapponese, si è infatti rifiutata di prendere il cognome del marito.

“Sono nata con un cognome italiano e non ho intenzione di cambiarlo. È  una questione di identità e di legame con le proprie radici. Ho una bimba di 15 mesi, e quando siamo sole io parlo solo in italiano con lei. Deve sapere che sua madre è fiera di essere italiana, e che anche lei lo deve essere.

Torno una volta all’anno e ogni anno attendo il rientro come un bambino aspetta le vacanze scolastiche. Quando torno a casa, sto quasi sempre nella mia città, Ortona (CH) ed  esco spesso per fare una semplice passeggiata, mi piace incontrare per caso gli amici di una volta, fermarmici a parlare. Quando ero più giovane non mi piaceva uscire, fare la semplice passeggiata, ma ora che vivo in un posto dove non c’è questa usanza, mi manca molto. 

 

 


Voglio che mia figlia capisca che     ha due case, è metà italiana e metà giapponese, non più giapponese perché vive in Giappone. A casa io cucino ovviamente anche italiano, ma arrivano anche molti pacchi dall’Italia con prodotti abruzzesi, quindi durante tutto l’anno c’è italianità dentro casa. Ormai mio marito che è giapponese attende trepidamente il Natale per il panettone ed il torrone! Sono cresciuta in una famiglia che rispettava molto le tradizioni, ed intendo continuare anch’io così, per questo per esempio il menu della vigilia di Natale o di Pasqua (che in Giappone non si festeggia) è come quello che preparava mia nonna. 


  La docente di lingua italiana non dimentica le proprie origini regionali e da diversi anni fa parte sia dell’associazione italo-giapponese che dell’associazione abruzzese in Giappone, di cui è vicepresidente.

Per me, di coincidenze ce ne sono state molte, tutte di un tempismo perfetto. Queste mi hanno fatto capire che non sono in Giappone solo per un caso. È  proprio vero che se tu ti muovi, poi tutto intorno a te comincia a girare nel verso giusto. La nostra associazione  rappresenta un prezioso interlocutore concreto non solo per gli abruzzesi ma anche per tutti quei cittadini giapponesi interessati a scoprire l'Italia e la nostra regione,  già molto apprezzata per i suoi borghi e per la costa dei trabocchi,  vanta personaggi molto conosciuti in Giappone come Francesco Paolo Tosti e il missionario Alessandro Valignani".

 




 

 

Commenti

Post più popolari